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Quando l’amore fa volare: intervista a Patrisha Mar

Tempo di lettura: 3 minuti

Finalmente l’estate sembra essere arrivata (ok, tutto in una volta come al solito, ma fino a ieri ci lamentavamo della pioggia, no?) e insieme a lei quelle letture che mettono di buon umore, intriganti e frizzanti che, ad essere oneste, fanno bene all’anima durante tutto l’anno ma che in questo periodo ci predispongono ancor di più alla bella stagione.

Sto parlando di “Quando l’amore fa volare” l’ultimo romanzo di Patrisha Mar, una commedia briosa, divertente e colorata (come la sua copertina) che non manca di sfatare alcuni pregiudizi e spingere il lettore a qualche riflessione, tra un sorriso e l’altro.

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Serie TV: Chambers

Tempo di lettura: 5 minuti

Il 26 aprile è uscita per Netflix “Chambers”, una nuova serie paranormal ambientata in una zona rurale dell’Arizona dove sono presenti gli indiani Navajo ed è creata e prodotta da Leah Rachel. Nel cast figurano anche Uma Thurman, candidata agli Oscar, e Tony Goldwyn.

“Chambers” ruota attorno al personaggio di Sasha (interpretata dalla giovane attrice Sivan Alyra Rose), una ragazza di 17 anni che in seguito ad un arresto cardiaco subisce un trapianto di cuore, grazie al quale riuscirà a sopravvivere.

La vita dell’adolescente è tutta racchiusa nella sua piccola cittadina: vive con lo zio, Big Frank, che aiuta dopo la scuola nel suo negozio di acquariologia, è innamorata di Tj e sogna di aprire un negozio di estetica con la migliore amica Yvonne. Da quando, però, ha ricevuto questo nuovo cuore, iniziano a succedere strane: ha atteggiamenti inspiegabili, vuoti di memoria, rivede scene vissute dalla sua donatrice, inizia a comportarsi e agire come lei.

Sasha decide quindi di indagare sul mistero che c’è attorno alla morte sua donatrice, Becky, e alla sua ricca famiglia new age: la madre Nancy, il padre Ben e il fratello gemello Elliot. I genitori sembrano felici di accoglierla e aiutarla per mantenere vivo il ricordo della figlia così tragicamente e prematuramente scomparsa. Ma non è oro quello che luccica e ben presto Sasha si rende conto che la morte di Becky è molto più di una drammatica fatalità.

Questa in sintesi la storia, una serie – la prima stagione – piena di luci e ombre. Ecco in dettaglio i punti positivi e quelli negativi.

AMBIENTAZIONE

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“Chambers” è stato registrato ad Albuquerque.

L’Arizona è l’ambientazione ideale per questa serie dalle atmosfere ovattate, dall’aria rarefatta e i contorni sfumati. I colori sono quelli ocra di un’estate insopportabilmente calda, afosa e ricca di contrasti. Il deserto, quella terra gialla e spoglia e le tempeste di sabbia riescono a rendere bene gli stati d’animo dei protagonisti che sembrano perdersi in un eterno labirinto, dove dietro ogni angolo si annidano misteri e minacce. L’aridità di quella terra incolta come specchio dei rapporti interpersonali. La mancanza di ossigeno come l’assenza di dialogo. Il calore come tormento del vivere.

CONTRASTI

“Chambers” è una serie piena di contrasti, volutamente spinti ed enfatizzati nella realizzazione grafica come nei contenuti.

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Sasha, la protagonista, ha la pelle scura e gli occhi di un nero profondo, viene da una famiglia povera di origine indiana (Navajos), ha perso la madre quando aveva solo due anni, non va bene a scuola e non vede l’ora di finire per aprire una propria attività. La ragazza non ha grandi ambizioni – se non quella di sposare il suo amato fidanzato e condurre una vita serena e normale accanto allo zio. Di contro c’è Becky Lefebre, la donatrice del cuore, che era una ricca ragazza bianca dagli occhi azzurri e i capelli biondi, viveva in una mega villa in mezzo al deserto e frequentava la scuola più esclusiva della zona. Una adolescente viziata, nata in una famiglia con il culto new age (il padre Ben è uno Yogi) sulla quale riversavano alte aspettative.

Questi elementi vistosamente opposti si affiancano in “Chambers” ad altri più sottili come la spiritualità, che qui troviamo in due aspetti molto differenti: da un lato gli indiani Navajos – con una visione legata alla terra e alla percezione di una realtà che non è visibile con gli occhi, con le orecchie o con le mani – dall’altro una moderna e civilizzata cultura New Age, che aspira astrattamente ad un benessere individuale attraverso pratiche eclettiche basate sugli stili di vita, le filosofie, le religioni e le medicine alternative. Gli indiani e i loro strumenti grezzi fanno da contrasto alle pratiche high-tech e avveniristiche portate avanti dalla Annex Power, il centro spirituale New Age fondato da Ben Lefebre.

Anche i colori subiscono queste influenze: tutte le scene che riguardano il mondo di Sasha ricordano i colori della terra, l’ocra della sabbia, il rosso del deserto. Quando ci spostiamo nel mondo della famiglia Lefebre a dominare è il bianco, affiancato dall’azzurro (tutta la famiglia ha gli occhi azzurri) ghiaccio. Anche la natura attorno ai luoghi che frequenta questa famiglia sono inaspettatamente rigogliosi. Se da un lato – in quello degli indiani – regna il chaos, dall’altro è tutto pulito, essenziale, quasi asettico.

Uma Thurman è Nancy Lefebvre in “Chambers”.

Tutti elementi, questi, che rendono la serie metafisica e interessante su più livelli.

PARANORMALE

L’altro aspetto fondamentale della serie è l’elemento paranormale. Sasha riceve un cuore che la lega allo spirito di Becky, uno spirito che pare non abbia abbandonato del tutto questo mondo e, anzi, voglia far conoscere la propria storia e, ancora, determinarla.

Gli elementi paranormali nella serie sono davvero ben calibrati, si insinuano sotto pelle e che anche allo spettatore danno quella sensazione di averli solo immaginati. Sensazione che, tuttavia, acquista sempre più spessore e spazio fino a non poterne più negare l’esistenza, proprio come accade alle persone accanto alla protagonista, inizialmente (ovviamente) scettiche.

Sasha/Becky in “Chambers”

CONCLUSIONI

“Chambers” è una serie intrigante, interpretata da attori molto bravi (a partire da Sasha/Sivan Alyra Rose fino alla incredibile interpretazione di Nancy/Uma Turman e il bravissimo Ben/Tony Goldwyn), ricca di tensione e dalla fotografia spettacolare.

Tuttavia, alla fine della visione di questa prima serie non si può far a meno di restarne – almeno in parte – insoddisfatti. Ecco cosa non ci ha convinti:

*** Attenzione: da qui possibili spoiler ***

  • 10 puntate: troppe. Per le serie tradizionali è un numero esiguo, ma per “Chambers” sono troppe; ad un certo punto ci si rende conto che gli showrunner stanno allungato la minestra, avrebbero potuto farne 5 e nulla sarebbe cambiato. Certo, avrebbero potuto farne anche 20, però inserendo più idee al suo interno;
  • spiritualità indiana: poco sfruttata. Ho trovato estremamente interessante che la protagonista appartenesse a questa antica cultura e mi aspettavo che tale aspetto venisse approfondito ed esplorato, che fosse determinante. Purtroppo rimane tutto sullo sfondo, quasi un elemento di colore più che una chiave della storia. Peccato, credo sia un occasione persa;
  • il finale: un pasticcio. Ok, sappiamo che per tenerci incollati allo schermo gli sceneggiatori sono disposti a qualunque mezzo e spesso li perdoniamo se usano metodologie sensate e danno spiegazioni credibili. Purtroppo in questo caso la storia prende all’improvviso una piega inaspettata e non viene per niente spiegata. D’accordo che arriverà la seconda stagione (comunque, ad oggi 21/05/19 non
    ancora confermata-si parla di giugno per l’ufficialità) ma credo che gli spettatori avessero diritto a qualche dettaglio in più. Vi tranquillizzo, comunque: il mistero legato a Becky e alla sua morte viene risolto. Il punto, però, non è il non detto o il non spiegato quando si tratta di qualcosa di volontario e scelto, l’impressione è che abbiano sorvolato su tale aspetto perché anche loro non sapevano come spiegarlo. Un pasticcio, insomma.

*** Fine possibili spoiler ***

Luci e ombre, quindi, per la nuova serie Netflix che ha il grande pregio di essere coraggiosa (a partire dalla creatrice ai suoi primi lavori e dai protagonisti, quasi tutti giovani e semi sconosciuti) e catturare lo spettatore, ma che non è esente da difetti.

Il trailer italiano di “Chamber” la nuova serie teen horror di Netflix.

Panopticon: tra storia, distopia e realtà. Intervista a Jenni Fagan

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Panopticon di Jenni Fagan (Carbonio Editore)

E’ da poco in libreria per Carbonio Editore un sorprendente libro in bilico tra romanzo di formazione e distopia, con una protagonista originale e inaspettata. Il libro si intitola “Panopticon” e lo ha scritto l’autrice scozzese Jenni Fagan (già nota in Italia per il suo “I Pellegrini del Sole”, pubblicato dalla stessa casa editrice) che abbiamo intervistato proprio a proposito del suo sorprendente romanzo d’esordio (prima di allora si era dedicata prevalentemente alla poesia).

Anais non ha mai conosciuto la sua famiglia, tanto che è arrivata a credere di essere un esperimento nato in laboratorio. E’ sagace e pungente, ribelle e sarcastica, tutte caratteristiche che la portano a cacciarsi sempre nei guai. La conosciamo mentre sta per arrivare al Panopticon, una specie di carcere (anche se lo definiscono “struttura correttiva”) dove rinchiudono i minori considerati cause perse, accusata di aver mandato in coma una poliziotta durante un’aggressione di cui non ricorda nulla.

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Recensione: La vita vera di Adeline Dieudonné

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Cosa vuol dire diventare grandi? Quand’è che inizia “la vita vera”? Quando tutto ciò che abbiamo attorno perde il fascino della fiaba e della scoperta, lasciando spazio alla realtà, dura e spietata?

Questo punto di svolta, per la protagonista de “La Vita Vera” (Solferino) di Adeline Dieudonné, ha un inizio ben preciso. I un pomeriggio come tanti, insieme al fratellino si reca dall’uomo dei gelati, nel suo camioncino colorato, per pendere due coni. Un terribile incidente accade sotto i loro occhi sbigottiti e ribalta il loro mondo gettando sotto shock l’amato fratellino Gilles.

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BCBF2019: terzo giorno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna

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Anche detto “l’ultimo” per questa edizione targata 2019, una edizione che potrebbe essere definita in molti modi, tutti con finale in “issimo” perché se è vero che c’è una volta all’anno, quella volta è decisamente intensa.

La mia fiera termina con molta stanchezza ma anche tanta felicità per aver incontrato persone splendide: scrittori, addetti ai lavori, illustratori, tutti accomunati da una grande passione verso le belle storie.

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BCBF2019: secondo giorno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna

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La giornata sta davvero per finire anche tra i padiglioni di Bologna Fiera che chiude il secondo giorno con numeri che possono già definirsi “da record”: 1.442 editori da 80 nazioni.

Si percepisce fin dall’ingresso che questa sarà un’edizione speciale e si tocca con mano quelli che sono i dati di un settore che non sembra sentire il fiato sul collo della crisi: “in dieci anni ha visto la percentuale passare dal 10.5% a quasi il 20% del mercato generale italiano e il 39% dei diritti italiani venduti complessivamente viene da questo settore” spiega il direttore dell’Associazione Italiana Editori, Alfieri Lorenzon.

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BCBF2019: primo giorno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna – parte 1

Tempo di lettura: 3 minuti
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Ogni anno si rinnova la magia a Bologna, che per 4 giorni diventa il fulcro dell’editoria per ragazzi, dentro e fuori i cancelli della Fiera. Numerosi sono, infatti, gli appuntamenti che costellano le scuole e le librerie della città dove si ha la possibilità di incontrare autori italiani e stranieri che eleggono – una volta l’anno – la città felsinea a loro patria.

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Febbraio 2019: anteprima “Panopticon” di Jenni Fagan

Tempo di lettura: 3 minuti

Era il 2012 quando il Guardian lo definì un “grintoso romanzo d’esordio ambientato in una società senza reti di sicurezza“. Stiamo parlando di “Panopticon” il romanzo d’esordio della scrittrice scozzese Jenni Fagan, già nota in Italia per “Pellegrini del sole” (Carbonio Editore), che ha ora deciso di ripubblicare questo suo primo lavoro (fuori catalogo nella prima edizione ISBN del 2014).

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