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Recensione: Perfect Rigor di Masha Gessen

Risolve uno dei sette “problemi del Millennio” (la Congettura di Poincaré), vince per questo il premio di 1 milione di dollari, gli offrono cattedre nelle più prestigiose università, si guadagna la medaglia Fields (l’equivalente del Nobel per la matematica e che viene assegnato, all’unanimità, solo ogni quattro anni, dalla comunità mondiale dei matematici al migliore di loro che abbia meno di 40 anni) e lui cosa fa? Rifiuta tutto questo, lascia il suo lavoro all’Istituto Steklov, si nega agli amici e alla stampa e si ritira in un appartamento nella periferia di San Pietroburgo,  con la sola compagnia della madre.

Pazzo o genio? In “Perfect Rigor” (Carbonio Editore) la giornalista scientifica Masha Gessen cerca di entrare nella mente di Grigorij Perel’man per tracciarne la biografia e comprenderne le motivazioni.

“Perfect Rigor”, dal canto suo, si presenta da subito come un libro inusuale.

Innanzitutto, è una ricostruzione accurata di un evento storico unico, ottenuta attraverso interviste a colleghi e conoscenti di  Perel’man oltre che l’analisi dell’ambiente, della società e della cultura in cui il matematico russo è cresciuto e vive. Molto interessante anche l’inquadramento storico con cui si apre il volume e che introduce il lettore nella realtà russa dal ‘900 in avanti.

In seconda battuta, il lettore esplorerà dall’interno il circolo tanto esclusivo quanto chiuso della comunità matematica sovietica, e gli verranno mostrate sia le parti d’eccellenza (grazie ad un sistema pubblico che stimola gli studenti a far emergere le loro qualità) che le discriminazioni al suo interno (da quelle anti ebraiche a quelle di genere).

Grigorij Perel’man

Principalmente, però, il lavoro di Gessen si concentra nel cercare di capire cosa ha spinto il matematico ad ottenere così grandi riconoscimenti per poi scomparire silenziosamente dalla scena. Un’analisi che si sposta dal piano scientifico a quello psicologico e cerca di spiegare – o almeno comprendere – la scelta così drastica di Perel’man di estraniarsi dal mondo. Decisione che, peraltro, non sembra essere così irrazionale per un uomo che ha sempre vissuto la matematica come inconcepibile rispetto alle logiche di potere, ai vantaggi personali e i motivi venali che si legano, inevitabilmente, ad un risultato scientifico di quella portata.

L’autrice pare essa stessa far trapelare il suo scetticismo legato ad un comportamento sì difficile da comprendere ma in realtà non così inspiegabile rispetto a ciò che Perel’man ha portato avanti in tutta la sua vita.

In un’epoca come la nostra, dove fama, successo e soldi sono l’obiettivo primo di ogni esistenza, la scelta di Perel’man risulta essere di una coerenza disarmante. A tal punto da lasciare increduli di fronte alla rinuncia di tutti i riconoscimenti ottenuti, facendo riflettere il lettore su un concetto piuttosto demodé nella nostra contemporaneità: quanto di quello che facciamo ogni giorno lo facciamo perché ci piace, ci appassiona, ci fa costruire un mondo migliore e quanto è solo per puro interesse personale?

manità. Non a caso in una delle poche interviste rilasciate ha dichiarato: “la monetizzazione del successo è l’ultimo insulto alla matematica”.

Fra i tanti pregi, “Perfect Rigor” ha anche quello di rendere la matematica qualcosa di tangibile, di vicina ad ognuno di noi e di far percepire la sua importanza non solo nella vita quotidiana ma nel comprendere e gestire il mondo che ci sta attorno.

Del resto, lo stesso Poincaré scriveva: “Lo scienziato non studia la natura perché è utile, ma perché ne prova piacere perché è bella: se la natura non fosse bella, non varrebbe la pena di studiarla per tutta la vita e la vita non varrebbe la pena di essere vissuta“. 

“Perfect Rigor” è un libro dal taglio divulgativo, che riesce ad incuriosire e informare su una materia tanto affascinante quanto complessa, in maniera appassionata, convincente e approfondita. Lo spaccato di vita di una mente geniale che, nonostante tutto, ha cercato di essere coerente con le proprie idee.

L’autrice

Masha Gessen è nata a Mosca nel 1967. Dopo più di vent’anni di onorata carriera come giornalista scientifica a Mosca, nel 2013 si è trasferita a New York, dove fa parte della redazione del “New Yorker”.

È visiting professor all’Amherst College e ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, quali la Guggenheim Fellowship, la Andrew Carnegie Fellowship, la Nieman Fellowship e l’Overseas Press Club Award.

Ha scritto nove libri, tra cui Putin. L’uomo senza volto (Bompiani, 2012). Di Masha Gessen Carbonio Editore ha già pubblicato I fratelli Tsarnaev. Una moderna tragedia americana, coraggioso reportage sull’attentato alla maratona di Boston e le radici del fondamentalismo islamico.

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