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Bookmania 29/05/18: Lo Stato di Dio, intervista a Silvia Di Giacomo

Sono trascorsi pochi anni ma nell’Italia distopica immaginata da Silvia Di Giacomo, il nostro Belpaese non è più tale: una deriva religiosa cattolica chiusa e repressiva ha presto preso il posto della democrazia, rea di non aver saputo arginare il terrorismo di stampo islamista, arrivato qui anche nella penisola.

Tre coppie si troveranno a dover gestire una realtà cambiata troppo in fretta che costringe i cittadini (ma sarebbe più corretto definirli sudditi, sebbene non si tratti di monarchia) ad un codice morale rigido. Un mondo dove il divorzio è illegale e quindi viene annullato, costringendo le vecchie coppie a riunirsi, dove esistono solo le coppie regolarmente sposate (e le convivenze non sono consentite), dove essere omosessuale, neanche a dirlo, è un reato.

Vi sembra un mondo molto diverso dal nostro? Dite che non potrà mai accadere? La realtà dipinta in “Lo Stato di Dio” (Foschi Editore) è, invece, ben più credibile e vicina di quanto sembri, perché i grandi cambiamenti sono solo la somma di tanti, piccoli e impercettibili (almeno all’inizio) variazioni.

Di questo e molto altro si parla nella puntata di oggi di Bookmania insieme a Silvia Di Giacomo.

TRAMA

È l’undici maggio del 2031 nel Nuovo Stato Pontificio d’Italia. Da tre anni, in seguito a un sanguinoso attentato in cui ha perso la vita il Santo Padre, gli italiani hanno rinunciato alla Repubblica per uno stato confessionale cattolico. Intanto l’Europa brucia sotto sanguinosi attacchi islamisti. I flussi migratori muovono folle di disperati e bambini profughi si trovano a vivere soli per le strade delle città. Nello stivale il nuovo potere costituito impone le sue leggi e mina le libertà personali. La convivenza è negata, l’omosessualità perseguitata e la libertà di ricerca scientifica annullata. Il divorzio non esiste più e l’aborto è vietato e severamente punito. La donna è relegata al ruolo di procreatrice con l’obbligo per le spose di sottoporsi a test coercitivi di fertilità. In questo contesto un giudice, imprigionato come nemico della giustizia ecclesiastica, riflette sulla nuova condizione del suo Paese mentre la sua compagna ha adibito un vecchio casale ad albergo dell’amore libero. Qui alcune coppie di amanti si nascondono dall’oscurantismo restauratore.

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